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Maiori, costiera amalfitana, restauro, chiesa

A Maiori mobile ligneo monumentale di San Domenico ritrova l’antico splendore

Silvio Amato ha eseguito, con maestria e impegno, il montaggio e restauro conservativo del mobile ligneo monumentale della sagrestia della Chiesa della Madonna del Rosario

Scritto da (mariaabate), giovedì 31 ottobre 2019 09:13:02

Ultimo aggiornamento giovedì 31 ottobre 2019 09:13:02

Ha eseguito, con maestria e impegno, il montaggio e restauro conservativo del mobile ligneo monumentale della sagrestia della Chiesa della Madonna del Rosario (San Domenico) a Maiori, servendosi di alcune vecchie foto.

Si tratta dell'artista Silvio Amato che così commenta il suo lavoro: «Il restauro è affascinante ed intrigante. Nel toccare, maneggiare, osservare l'opera che ci si appresta a restaurare si scoprono tante cose, più si osserva e si va avanti nel lavoro più si inizia a pensare come chi ha creato quel manufatto. Inizia così un viaggio nel tempo, più intenso quando si è chiamati al restauro di un opera pubblica e di tutti. Un luogo che ha fatto la storia, custode delle proprie origini. Opera realizzata tanto tempo fa sicuramente da maestranze locali e quindi ancora più importante, lavoro costato fatica anche da parte della popolazione. Una piccola storia che racconta il passato, le origini. Obbligatorio quindi il restauro per mantenere integro quel filo che ci lega al passato. Sono stato onorato di aver dato il mio contributo».

L'opera in questione era stata smontata per lavori di rifacimento delle pareti e del pavimento. Il mobile, dall'imponente aspetto e di pregevole fattura, è in legno di castagno massello assemblato a chiodi forgiati, databile presumibilmente ai primi del settecento.

In origine la struttura portante era murata: con il tempo l'umidità, agenti xilofagi, l'abbandono, hanno portato al collasso l'intero impianto portante. Come accadeva spesso, nel corso dei secoli, soprattutto nei primi del novecento, i mobili venivano dati di colore, stessa sorte capitata al mobile in questione. Infatti era coperto con un rosso scuro molto resistente alla pulitura ma che probabilmente ha salvaguardato la vecchia ed originale patina. Patina, recuperata in gran parte nel corso del restauro, consistente in un effetto marmo con le cornici e fregi effetto ebano.

Dopo la pulitura si è passato al montaggio creando una nuova struttura autoportante in legno di abete. Le parti mancanti sono stati ricostruite con legni di castagno coevi al periodo recuperati dalla vecchia scala dell'organo. Le molte cornici mancanti e irrecuperabili sono state rifatte in legno di pioppo.

Nel corso del restauro è emerso un ulteriore cambiamento subito nel tempo. Cambiamento, non dovuto questa volta ad alcuna vena artistica del sacrestano di turno, bensì, probabilmente, alla bruciatura di una parte del mobile, magari per la caduta di una candela che serviva da illuminazione. Se si guarda il mobile nella sua interezza, si nota che a sinistra sotto la voluta del piano centrale, manca un riempimento speculare a quello di destra: in quel punto il piano presenta tracce di bruciato. Guardando con attenzione, i due grandi cassetti non sono per niente consoni e omogenei a tutto l'impianto. Evidentemente quel mobile con i cassetti è stato inserito perché la parte originale era andata distrutta.

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